Lorenzo Valla: il filologo che sfidò l’oscurantismo dei papi

È il 1444, e un mercantile sta per partire dal porto di Ostia per Barcellona. Un paio di scarponi di cuoio grezzo crepitano sulle mattonelle della strada: sono di un uomo che si cela sotto una cappa scura, e si affanna nell’ombra. Si ferma e si nasconde dietro l’angolo: due gendarmi del Papa stanno passando di là. L’uomo sotto la cappa stringe al petto un fagotto, all’apparenza gonfio di vecchi stracci scrocchianti. Il Papa ha sguinzagliato i suoi mercenari per tutta Roma solo per lui, per punirlo, ma a Barcellona sarà salvo, almeno finché non pesterà i calli a qualche altro potente.

Quell’uomo è un filologo, e porta il nome di Lorenzo Valla (Roma, 1407 – Roma, 1457). L’ha fatta grossa, perché ha smascherato una truffa durata secoli e costata migliaia di vite.

 

 

La Donazione di Costantino, ovvero come il Papa inguaiò l’Europa

E Costantino disse al Papa: “A Roma comandi tu”. Sì, come no…

Nel 1440, Lorenzo Valla aveva redatto il De falso credita et ementita Constantini donatione declamatio (“Discorso sulla donazione di Costantino, contraffatta e falsamente creduta”) e papa Eugenio IV reagì male, tanto è vero che la prima edizione a stampa del libello uscirà solo nel 1517 – lo stesso anno in cui Lutero scatenò lo Scisma – e comunque finirà quasi subito all’Indice perché “dannoso per la fede”; di cosa parliamo, però, quando parliamo della Donazione di Costantino?

Si tratta di un presunto documento fatto risalire a Costantino I (Naissus, 272 – Nicomedia, 337) col quale l’imperatore concedeva a papa Silvestro privilegi temporali (politici) in Europa e su Roma; e nel Medioevo, avvalendosi della Donazione, i papi pretendevano l’obbedienza persino del Sacro Romano Imperatore.

Ora, ricorderai che Papato e Sacro Romano Impero furono rivali per quasi tutto il Medioevo: i partigiani dell’Imperatore volevano il cesaropapismo e ponevano la Chiesa Romana un gradino sotto l’Impero; mentre il partito papale credeva nella teocrazia e concepiva l’Imperatore come feudatario del Papa stesso. Al di là delle diatribe intellettuali su chi fosse il Sole e chi la Luna, lo scontro riempì di cadaveri i campi di battaglia in tutta l’Europa, Italia in particolare.

Già Dante nel De Monarchia (1312) aveva sollevato qualche dubbio, non tanto sulla sua autenticità, quanto proprio sulla legittimità della Donatio che nei fatti aveva nutrito la corruzione della Chiesa; e infatti proprio nell’Inferno (XIX, 115-117) scrive:

«Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre,

non la tua conversion, ma quella dote

che da te prese il primo ricco patre!»

E oltre un secolo dopo Dante, Lorenzo Valla smentisce la Donazione grazie al metodo filologico: rintraccia tutti i germanismi che nel IV secolo non potevano esistere nel latino di Costantino e smentisce certi aneddoti, come la miracolosa guarigione dell’imperatore dalla lebbra e sua successiva conversione. Nella Donatio Costantinopoli è addirittura citata come capitale della Cristianità: peccato che nel IV secolo si chiamava ancora Bisanzio ed era una città pagana (ma nessuno ci aveva fatto caso).

Così Lorenzo Valla dedusse che la Donatio era solo uno scartafaccio compilato in età carolingia, opera maldestra di qualche funzionario della corte papale neanche tanto brillante, visti quanti errori conteneva.

 

Di sicuro aveva un gran naso per la Verità.

Laurentius Vallensis, philologus: una personcina piacevole quanto un lanzichenecco appestato che ti starnutisce in faccia

Non era facile essere Lorenzo Valla, e meno facile doveva risultare essergli amico, o avvocato, perché – da quanto rivelano le fonti – adorava scatenare polemiche quasi quanto amasse tradurre dal Latino. Da ragazzo, esordì con un trattato di critica in cui elogiava Quintiliano e sminuiva Cicerone, attirandosi così tante inimicizie che finì sabotato quando cercò di diventare giurista della Curia romana.

E nel 1433, dopo soli due anni di insegnamento presso la prestigiosa Università di Pavia, fu costretto a scappare via perché aveva pubblicato il De Voluptate, un trattato sul piacere, con cui amalgamava la concezione ascetica cristiana alla ricerca epicurea del piacere tipica dell’epoca pagana. Eresia pura: per capire la gravità dell’assunto, pensa che appena cento anni prima, nella Commedia, Dante aveva immaginato un intero cerchio infernale (il VI) solo per i seguaci di Epicuro.

Presuntuoso e invidioso e in continua polemica, Lorenzo Valla ha contribuito a far rinascere l’Europa: ha fondato la Filologia moderna analizzando i testi con metodo rigoroso, e anche grazie al suo contributo lo strapotere della Chiesa è stato arginato.

Le fake news sono sempre esistite, ma finché esisterà la Filologia, vincerà sempre la Verità.

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