Contrappassi: Gli Ignavi, o la proverbiale massa di pecoroni

Un giovane esemplare di ignavo

A Christian leggere fa schifo. Il pomeriggio, dopo pranzo, preferisce giocare al cellulare. E a nulla servono i rimproveri dei genitori, che gli ripetono di come un giorno dovrà crescere e affrontare la vita da adulto. Christian se ne fotte – come è fiero di ripetere – perché gli adulti parlano e straparlano, ma neanche lui li ha mai visti con un libro in mano. Suo padre, come entra in casa dopo il lavoro, si pianta sul divano e rimane su Facebook fino a quando è ora di andare a dormire, e sua madre non fa altro che fotografare i piatti che cucina, e mettere “mi piace” alle foto delle amiche e commentare storie.

E poi adesso tutti giocano a Titans Bash. Il gioco è in realtà aumentata (come se la realtà avesse bisogno di potenziamenti) e consiste nel ricercare e uccidere i titani, mostriciattoli cartooneschi che appaiono all’improvviso sullo schermo del cellulare.

Un pomeriggio di primavera, Christian esce di casa e va a cercare titani; dagli ultimi aggiornamenti del suo gruppo ha scoperto che Rock Dick, un titano rarissimo, si aggira nei pressi della stazione. Ci va in bici, parcheggia, attiva il gioco – che da questo momento diventa il filtro attraverso cui vedere – e inizia la ricerca. Se il cellulare vibra, vuol dire che il titano è vicino. Cerca dietro le panchine, sotto una pensilina, oltre un cespuglio, e le vibrazioni aumentano; e va sulla banchina e il cellulare è tutto un fremito! Oltrepassa la linea gialla, e Rock Dick appare sulla strada ferrata! Christian è raggiante. Scrive subito ai suoi amici caccia-titani del gruppo che lo ha trovato. “Forza, catturalo!” gli ordinano gli amici: in palio migliaia di pollici in alto. Christian attiva la modalità cattura, striscia il dito sullo schermo, dispone il mirino sul mostriciattolo virtuale, fa per cliccare e…

E i freni del diretto delle 15.30 sferragliano in stazione, in perfetto orario.

 

Gli Ignavi nella Commedia

Dal latino ignavus, parola composta dal prefisso in, “non”, e navus, “attivo”; gli Ignavi sono i primi dannati che Dante incontra con Virgilio una volta superata la porta dell’Inferno (Inferno, III). Sono puniti in quello che viene definito Antinferno, perché sono morti nella propria indifferenza, e il mondo dei vivi non li ricorda né nel bene né nel male, e quindi sono indegni tanto della Beatitudine quanto della dannazione eterna.

Il contrappasso che è riservato loro è piuttosto articolato: corrono nudi senza mai fermarsi, inseguendo un vessillo retto da un diavoletto e sono punti in ogni istante da un nugolo di insetti, e il sangue che esce dalle loro ferite cola a terra e viene divorato dai vermi.

Tra loro Dante vede diversi angeli, i quali non scelsero di stare né con Dio né con Lucifero, e riconosce il misterioso individuo – sulla cui identità ancora si dibatte – che per viltade fece ‘l gran rifiuto. Virgilio dimostra di disprezzare gli Ignavi, ed è infatti sua la frase diventata di uso corrente e spesso citata a sproposito: «Non ragioniam di lor, ma guarda e passa.»

 

Leggiamo il contrappasso

La folla degli Ignavi è una metafora della massa, del popolino, del gregge di pecoroni che si lascia trascinare dai demagoghi, quali potrebbero essere carismatici capipopolo, o nell’epoca dei social, certi influencer.

Dante era conservatore e proveniva dalla piccola nobiltà, e pur non facendo parte del gotha fiorentino, si sentiva al di sopra della borghesaglia incolta: si pensi alle parole che mette in bocca a Cacciaguida – suo trisavolo – in Paradiso XVI, riguardo all’immigrazione a Firenze dei provinciali. Ebbene sì, Dante mal sopportava i nuovi ricchi, cioè la borghesia che di lì a poco sarebbe diventata la nuova classe dirigente in tutta Europa.

Gli Ignavi sono una caricatura di questa massa di beceri inseguitori della ricchezza a tutti i costi, e Dante fa la differenza tra il cristiano dotto (se stesso), destinato a grandi cose, e l’ignavo medio. Mentre il dotto è pronto ad affrontare i suoi demoni interiori (Inferno) per superare i propri limiti (Purgatorio) e raggiungere la felicità (Paradiso), l’ignavo si ferma alla superficie delle cose, accontentandosi delle briciole che la vita ci offre.

Ora proviamo a risolvere il contrappasso analizzandolo elemento per elemento. Il vessillo e il diavolo dietro cui corrono i dannati potrebbero significare rispettivamente l’arma di distrazione di massa e il furbone che l’ha lanciata. Ad esempio, il diavoletto potrebbe essere il classico candidato politico che sbandiera un vessillo di promesse per chi lo vota; oppure potrebbe essere Tim Cook che esibisce l’ultimo modello di iPhone, per accaparrarsi il quale migliaia di appassionati sarebbero disposti ad accamparsi sotto gli store della Apple. Ripensa alle scenate nei centri commerciali durante l’ultimo Black Friday ed eccoti un remake di Inferno, canto III.

Gli insetti che mordono gli Ignavi in continuazione possono essere metafora degli stimoli superficiali cui siamo sottoposti ogni giorno: invidie, promesse di facile guadagno, indignazioni, morbosità, fame di approvazione… e si sa, nell’Epoca dell’Informazione siamo bombardati da notizie insulse che ci distraggono il tempo di sorbire un caffè, per poi dimenticarcene non appena ne arrivano altre simili. I social di oggi rendono l’allegoria degli Ignavi danteschi quanto mai attuale, con buona pace di chi ritiene la Divina Commedia un’opera superata.

I vermi che divorano il sangue dei dannati potrebbero mostrare la semplice constatazione che, una volta morti, gli Ignavi lasceranno al mondo nient’altro che il loro cadavere, solo cibo per vermi appunto, senza aver creato alcuna eredità, né buona né cattiva.

 

È tanto grave essere ignavi?

Lo sarebbe se basassimo la nostra vita solo sull’imitazione piatta e acritica delle mode, siano essere culturali, di consumo, o politiche. Certo, non possiamo stare sempre a filosofeggiare sulla nostra vita; è giusto indugiare un poco alle facezie, ma con moderazione.

Ogni tanto, farsi pungere da certi insetti è divertente e anche necessario, ma studiare e lavorare per fare qualcosa di buono “da grandi” è fondamentale; abbiamo poco tempo a disposizione, cerchiamo di ottimizzare gli attimi, almeno non lasceremo solo cadaveri buoni per i vermi, ma anche un’eredità per migliorare la vita agli altri.

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