La strana apparizione di Emilia Clarke – Un’avventura di Joao e del professor Von den Heiligen

Mi chiamo Joao Saramago. Vado per i diciotto e sto per diplomarmi al liceo classico. Da quando lavoro col professor Kosmos Von den Heiligen ho vissuto decine di avventure pazzesche, ma l’affaire Clarke forse è tra le più grottesche, e a pensarci è anche triste.

Due anni fa a maggio – avevo iniziato da poco – riponevo alcuni volumi nella libreria principale; bussarono e aprii, e feci la conoscenza di Marty, disegnatore e vecchio amico del Prof.

«Dovrei… ehm, dovrei vedere Von den Heiligen…»

«Adesso sta meditando, e non vuole essere disturbato.»

«Senti, apprendista stregone, la faccenda è seria!»

«E quanto sarebbe seria?»

«Ci ho casa infestata!»

Ora, casa di Marty è un monolocale più bagno, non è certo un maniero inglese, ma ero comunque impaziente di assistere il Prof all’opera e imparare qualche trucco anche io. Corsi alla stanza privata del Prof, e un attimo prima che bussassi, lo sentii dire:

«Dì a Marty che arriverò tra poco, Joao.»

«Prof, Marty dice che casa sua è…»

Si aprì la porta e venne fuori il Prof. «È infestata. Lo so» disse sbadigliando.

Bevemmo tè nel salotto, comodi sulle poltrone, anche se Marty sembrava stesse seduto su cartavetro.

«Stamattina, come mi sveglio, mi ritrovo nel letto una creatura… che parla una lingua arcana…»

«Uh-uh» mugugnò il Prof, giochicchiando col filtro del tè.

«Con l’aspetto di una donna nuda…»

E qui il Prof sollevò gli occhi dalla tazza. «Parla una lingua arcana, hai detto?»

«Aspetta, fammi finire! Non aveva l’aspetto di una donna qualunque: era identica a Emilia Clarke!»

Emilia Clarke! Marty voleva farci credere di essersi risvegliato quella mattina insieme a Emilia Clarke! Il nerd che negherà di aver mai desiderato un risveglio simile mente sapendo di mentire. Insomma, Emilia Clarke: il volto (e non solo) di Daenerys Targaryen del Trono di Spade; nata dalla tempesta, khaleesi del Grande Mare d’Erba, non bruciata madre dei draghi, eccetera eccetera.

«È sicuramente un demone, o una succuba… voglio dire… Emilia Clarke, nuda, nel mio letto!»

«Non perdiamo la testa, vecchio mio. Andiamo a esaminare l’entità, se è ancora in casa.»

Camera da letto, cucinino e studio da disegnatore: Marty viveva e lavorava in un’unica stanza; c’era solo un’altra porta ed era quella del bagno, chiuso a chiave quando arrivammo noi. Tra pavimento e pareti v’era un harem di eroine fumettistiche e cinematografiche in pose ammiccanti, e tra le decine di supereroine in calzamaglia iper-aderente e cavallerizze Jedi dalle tuniche scollacciate, riconobbi tredici versioni di Emilia Clarke come Daenerys, da sola o coi draghi, sempre svestita. L’ultima Daenerys giaceva fresca di chine sul tavolo da disegno, senza nemmeno uno straccio addosso.

Il Prof si fregò le mani. «Eccoci nella succursale di Playboy – disse – ora… la succube?»

Scattò la serratura della porta, e da una nube di vapore apparve una donna bianchissima, coperta dal solo asciugamano che le copriva a fatica il torso dal seno alle cosce. Emilia Clarke, capisci? Appena uscita dalla doccia, madida, che lascia impronte di condensa sul pavimento.

Era di certo una succuba del V Cerchio, inviata dalla malvagia Lonza a tentare Marty. Le succube sono demoni femminili che si coricano coi maschi e ne rubano il seme, ma l’immagine di “Daenerys” che rubava il seme a Marty ancora mi dà i brividi.

«Oh, hallo, my dear! – disse in inglese purissimo – Mi sono permessa di usufruire della doccia

«San Milo da Manara – sbottò Marty – di nuovo quella parlata infernale…»

«È solo inglese!» protestai.

Con garbo, il Prof le palpò il braccio, e la consistenza era tutt’altro che ectoplasmatica; provai ad accertarmi io stesso della materialità di questa Emilia, e il Prof mi folgorò. Folgorò, alla lettera: evocò una saetta dal palmo della mano e mi colpì alla spalla.

«Sta’ buono, Joao.»

«Perché mi tocchi? – domandò lei ridacchiando dal solletico – stiamo girando una scena

«Adesso devo stare da solo con lei – disse il Prof – andate a farvi un caffè.»

E il Prof aprì e chiuse le dita come per fare il gesto del flash; un lampo azzurro, e Marty e io rinvenimmo sul pavimento appiccicoso di una bettola malfamata. Tornammo a casa di Marty dopo oltre tre quarti d’ora – i servizi pubblici, il traffico… – e quando rientrammo in casa, Emilia stava sfoltendosi le sopracciglia con addosso il solito asciugamano, e il Prof svolazzava tranquillo nel mezzo della stanza, gambe incrociate nella posizione del loto.

«Uh, ragazzi – esultò lei ben lieta di rivederci – mi avete portato un macchiato?»

«Prof!» protestai.

«Marty – fece il Prof, atterrando – la situazione è molto seria.»

«Ti pareva…» sospirò il disegnatore.

«Anzitutto – continuò il Prof – lasciate che vi presenti Emilia Clarke: l’autentica Emilia Clarke.»

«Come, scusa?»

«In qualche modo è stata teletrasportata qui. E presenta un’insana libidine nei tuoi confronti, Marty.»

Marty mi guardò, rosso come un estintore, e come a giustificarsi, disse: «Il fascino dell’artista…»

Ed Emilia raccontò che era sul set del Trono, impegnata in una scena di sesso, quando ha visto tutto bianco per un istante, per risvegliarsi quella mattina accanto a Marty. «Quando l’ho visto in viso ho detto: “Finalmente hanno preso uno decente!”» fece la khaleesi; abbracciò Marty e gli accarezzò lo scalpo con le unghie, come se fosse un gattino.

Marty si irrigidì sotto le unghie come se un basilisco lo avesse tramutato in pietra.

«Bene – balbettò Marty – ora che sappiamo che è innocua, che ne dite di lasciarci soli?»

«Mi spiace, Marty, ma non posso permetterti di soddisfare alcunché con lei.»

«E perché no?»

«Perché la uccideresti.»

«Ma faccio piano!»

«E ti dicò di più: la condanneresti in eterno.»

Intanto io ammiravo il ritratto di Daenerys sul tavolo da disegno, assicuratovi da quattro puntine. Marty ci sa fare con le chine: quel disegno ritraeva la khaleesi nei particolari minimi, e anzi, più facevo il confronto, e più mi accorgevo che era lei per davvero!

«È identica!» esultai.

«Con che penna hai disegnato quel ritratto?» domandò il Prof a Marty.

E Marty indicò un pennarello nero con la marca Farfarell incisa in caratteri rossi, medievaleggianti. Il Prof lo fece volteggiare in aria tramite telecinesi, e poi chiese: «Dove l’hai comprato?»

«Su Amazon.»

«Già… Amazon. Domanda inutile.»

«Che ha di strano quel pennarello?» domandai al Prof.

Mi rispose con una gravità che gli è rara: «Si tratta di un artefatto faustiano».

In sintesi, esistono oggetti come strumenti da disegno o di scrittura – ma anche computer, ormai – che avverano nel volgere di attimi i nostri desideri più accesi, se siamo abbastanza precisi; però, gli oggetti – o persone – dei nostri sogni svaniscono non appena soddisfiamo la nostra bramosia. Immaginiamo che voglia conoscere la trama del prossimo Guerre Stellari e impieghi un quaderno faustiano: la sceneggiatura si materializzerà, e si incenerirà come l’avrò letta, e tanti saluti agli spoiler. Se però sono le persone a rischiare di incenerirsi, si perde il gusto della cosa.

«Di più – aggiunse il Prof – l’anima di Emilia sprofonderebbe fin nei Cerchi più profondi dell’Inferno.»

«Cioè – feci io – Marty deve scegliere tra rinunciare a Emilia Clarke arrapata… e condannarla all’Inferno?»

«Eh, già, siamo sempre là: dionisiaco e apollineo, es e super-io, et cetera et cetera

La cosa buffa era che Emilia Clarke continuava a sorriderci coi suoi enormi denti inglesi. Al tempo dello spot del profumo, forse, poteva aver anche imparato qualche termine in italiano, ma il folle mumbo-jumbo magico-psico-filosofico del Professore metteva in crisi persino il mio discreto vocabolario.

«Aspetta un momento – fece il disegnatore – se lei non ha nulla in contrario, allora forse…»

«No! – lo interruppe il Prof – non renderemo Emilia Clarke il trastullo di Alichino e Calcabrina!»

«Poveretta – aggiunsi io – già ha interpretato per anni le porcate di George Martin.»

«A casa ho un manuale anti-faustianismi. E Marty…»

«Eddai, l’ho capito! Niente cavalcata con Daenerys.»

«Devo fidarmi?»

«Ciecamente!»

«Secondo me non devo fidarmi.»

«Che razza di maniaco pensi che sia?»

«Ci sono più nudi di Emilia Clarke qui dentro che girasoli al Museo Van Gogh!»

«Crediamogli, Prof – intervenni io – alla fine ha capito che fine farà Emilia se ci prova.»

Facemmo una sortita veloce allo studio, e il Prof recuperò un tomo del XVI secolo, e ricopiò sul taccuino un esorcismo in latino per debellare gli effetti dei patti faustiani. «La chiave per il successo dell’esorcismo – spiegò – è la compassione. Marty deve commuoversi per Emilia.»

Ero poco convinto. «Dubito che sia commozione quella che Marty stia provando adesso per lei.»

«In tal caso – precisò – lo prenderemo a calci nello stomaco finché non le chiederà scusa.»

«Dici che funzionerà comunque?»

«L’esorcismo, qui, non riporta nulla in contrario ai calci nello stomaco.»

Ci materializzammo nel monolocale di Marty, che ritrovammo piegato a tossire, grigio come uno spazzacamino.

«Ehm – tossì – è stato un incidente.»

Il Prof si premeva il setto nasale. «Mezz’ora soltanto!»

«Senti, l’ho ignorata, ma lei s’è piegata e le è scivolato il telo di dosso…»

Rinvenimmo sul letto uno strato di cenere che ricalcava il contorno di un figurino sinuoso, e due mucchietti tondeggianti nella parte superiore avevano impresse in cima le manate di Marty.

«Possiamo andare a salvarla – feci al Prof – Tu vai e vieni dall’Inferno come dal supermercato.»

«Non è così semplice. E comunque, Marty, il pennarello è sequestrato.»

«Te lo do mercoledì.»

«Sicuro – fece il Prof, acido – così terranno il prossimo raduno di cosplayer direttamente all’Ottavo Cerchio.»

A malincuore, Marty ci consegnò il pennarello infernale; alla fine si commosse davvero per Emilia. Tornammo in studio, e il Prof rinchiuse l’oggetto in una teca fatata nella Wunderkammer, la Camera delle Meraviglie dove conserva i reperti delle sue avventure, per studiarli o per ricordo. Riguardo a Emilia Clarke… organizzammo una spedizione di salvataggio all’Inferno, ma è questa un’altra avventura.

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