Una storia d’Amore e mafia: invito alla lettura per “E sarà bello morire insieme”

Ai giorni nostri, la figlia di un giudice e il figlio di un mafioso si incontrano a scuola e si piacciono; e nonostante la loro vita e la loro libertà vengano minacciate dalla famiglia di lui, si innamorano e organizzano da soli un piano per guadagnare la libertà, e per salvare la Bellezza, minacciata dall’avidità dei mafiosi. E morire sarà bellissimo per entrambi.

In un periodo in cui i ragazzini si fanno acconciare i capelli à la Genny Savastano, un romanzo come E sarà bello morire insieme di Manuela Salvi è ambrosia per gli occhi e per la mente.

Perché i ragazzi (e i loro genitori) lo troveranno… bello

Manuela Salvi ha la notevole capacità di rappresentare l’adolescenza – e la vita in generale – in chiaroscuro: giovani idealisti contro adulti ignoranti, l’Arte e la Bellezza contro gli orrori della mafia, l’Amore contro la Morte.

Manuel Lambiase e Bianca Prandi (meridionale lui, milanese lei) sono due studenti del Liceo Artistico, e desiderano ciò che desiderano tutti gli adolescenti: lui è… bello, lei è… bella, e vogliono stare insieme; il contesto dell’azione è quello di una città del Sud Italia (l’autrice non la nomina, ma ho pensato a Salerno, dove il cognome di Manuel è diffusissimo) e qui spadroneggia una famiglia di mafiosi che smaltisce in mare rifiuti pericolosi provenienti dal Nord. Ora viene il… ehm, bello: Manuel è promesso sposo alla figlia del boss, e Bianca è la figlia del magistrato inviato a indagare sul traffico di rifiuti.

I romanzi per ragazzi ci hanno abituati, negli anni, a versioni edulcorate di Romeo e Giulietta: su tutti, Moccia ha cantato amori “proibiti” di belle figliuole altoborghesi e pariolini ribelli, mentre oltreoceano impazzavano bambole di carne e vampiri con le paillettes al posto dell’epidermide. In questo tipo di storie manca ciò che rende una storia d’Amore degna di essere raccontata: la paura, il rischio, il sacrifico che rende l’Amore, e il Bello che si porta appresso, qualcosa per cui combattere. Per Amore, i Greci e i Troiani si sono distrutti a vicenda; per Bianca, Manuel corre il rischio di una condanna a morte, e per Manuel, Bianca si infila in situazioni da far rabbrividire.

E Manuel è il tipo di eroe di cui leggerei romanzi su romanzi. Non è l’amabile canaglia sullo stile di Han Solo, che tanto mi piaceva da ragazzino, ma è un giovane antieroe tragico, segnato dal passato di suo padre mafioso e dal futuro già deciso per lui da criminali ignoranti che si atteggiano a re e regine: passato e futuro gravano su di lui come delle macerie, e lui vi è intrappolato sotto, ma è il sentimento per il Bello – e per Bianca – a dargli la forza per liberarsi, e come un Atlante ribelle, si scrolla di dosso per sempre del peso del suo destino.

E sarà bello combatterli

In E sarà bello morire insieme i ragazzi possono leggere la mafia per quello che veramente è: famiglie di cafoni arricchiti con la pistola; non c’è la retorica da serie televisiva, non ci sono i camorristi savianeschi, che prima sparano e poi esprimono perle di filosofia da strada. I mafiosi qui non hanno nulla di romantico, venderebbero anche la madre, o come in questo caso, svendono il Bello al miglior offerente, e sversano rifiuti tossici nel mare, di cui loro stessi vivono.

È il coraggio che dà sapore al bello di questo romanzo, ed è ammirevole che la scrittrice sia andata a presentare un romanzo così in luoghi dove quella è la realtà, idealizzata e romanticizzata. Ci vuole coraggio – ma Coraggio vero – ad affrontare certe ideologie là dove sono più forti.

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